GUIDA AL BOTTOM FEEDER

Guida al Bottom Feeder:

 

Fino a non molto tempo fa i prodotti per lo svapo non entry level si dividevano in tank e dripper a cui si aggiungeva una ristrettissima nicchia di prodotti bottom feeder; in genere box realizzate da amatori/modder in piccole quantità e il più delle volte i vari lotti erano composti da pezzi unici nell’aspetto e differenti uno dall’altro, dei veri capolavori artistici.

Come potete immaginare i costi per accaparrarsi uno di questi oggetti erano (per quanto assolutamenti giustificati) decisamente alti, a cui andava aggiunto un ulteriore esborso per abbianarci un atomizzatore bottom feeder, a loro volta prodotti in piccole quantità e in maniera artigianale; le box erano per lo più meccaniche, quindi senza sistemi di protezione per l’utente…insomma il tutto ha fatto sì che il bottom feeder non diventasse mai un sistema di svapo diffuso.

Poi Kangertech lanciò sul mercato la Dripbox, fondamentalmente adattando la scocca di una Kbox a un sistema di alimentazione bottom feeder, riducendo al minimo le funzioni di controllo del circuito in modo da limare i costi; i vari produttori si accorsero così della bontà e delle potenzialità del sistema e iniziarono a studiare e produrre a loro volta le proprie personali versioni circuitate o meno e….voilà! Bottom Feeder per tutti.

Ma andiamo con ordine, il bottom feeder (che d’ora in poi scriverò BF) nasce per evitare all’utente il noioso e scomodo compito di dover sgocciolare liquido nel dripping ogni 4 o 5 tiri e per ovviare alla tendenza dei tank a cuocere il liquido; la camera di vaporizzazione di un tank è immersa nel serbatoio e a contatto col liquido, ogni volta che andiamo a svapare il calore della camera si scarica sul liquido, anche dopo che abbiamo smesso di svapare l’atom caldo continuerà a scaldare il liquido contenuto al suo interno andando alla lunga a deteriorare l’aroma. Manie da puristi sfaticati e sommelier di e-liquid? Può darsi, ma se si può evitare tutto questo perchè non farlo?

Il principio di funzionamento del BF è molto semplice, premendo una boccetta morbida (in genere con capienza da 3ml fino 10ml) si fa risalire il liquido che tramite fori studiati ad hoc imbeve il cotone all’interno della resistenza; rilasciando la pressione sulla boccetta il liquido in eccesso viene risucchiato dall’atom lasciando al suo interno solo il necessario per i canonici 5 o 6 tiri del dripping, questa pressione viene chiamata “squonk” . Le box BF possono essere meccaniche, circuitate o meccaniche circuitate, come la Pico Squeeze che vi andrò a presentare prendendola come esempio per questa guida al bottom feeder. Ciò che segue vale per qualsiasi box e atomizzatore BF, ovviamente ogni sistema avrà le sue peculiarità e particolarità ma il metodo di funzionamento e le accortezze generiche da usare sono universali per questi sistemi.

La Pico Squeeze è un adattamento della conosciutissima Pico 75W, in Eleaf hanno seguito le stesse linee guida seguite da Kangertech con la Dripbox; quindi lasciare solo il circuito passivo ( 5 click di accensione e spegnimento, protezione contro basso voltaggio, corto circuito e inversione di polarità), alloggiare un attacco 510 forato posizionando sotto di esso il sistema di pescaggio con la boccetta da squonkare e fornire un atomizzatore adatto al BF, il Coral.

Partiamo dalla Squeeze, la batteria viene inserita nel consueto modo attraverso il tappo sulla sommità; rimuovendo invece lo sportello calamitato sul fondo si accede al vano boccetta, estraibile semplicmente spingendola verso il basso dal foro di squonk; la boccetta ha una capienza di 6,5ml e viene attaccata al sistema di pescaggio tramite un tappo in silicone solidale al tubo di acciaio forato che risale verso l’attacco 510.

Premendo la boccetta il liquido risale, passa attraverso l’attacco forato e fin dentro alla camera dell’atomizzatore imbevendo il cotone; l’unica accortezza o difficoltà del BF risiede nel dosare la pressione di squonkata, leggera a boccetta piena e via via più marcata allo svuotarsi della stessa. Un’errata pressione porterà meno liquido al cotone mandandolo facilmente in secca, oppure ne porterà troppo allagando l’atomizzatore; niente preoccupazioni comunque, mezz’ora di utilizzo e capirete facilmente come dosare la pressione, un po’ come chi drippa “a occhio” senza togliere il cap dell’atomizzatore per controllare la quantità di liquido immessa.

Passiamo all’atomizzatore; il Coral è un dual coil con tagli aria parzializzabili che convogliano l’aria sul fianco delle resistenze, semplicissimo nella sostanza e nell’utilizzo. I fori che si vedono sul deck sono quelli tramite i quali il liquido risale durante la squonkata, il cotone andrà quindi posizionato nei pressi degli stessi.

 

Poco fa ho scritto di posizionare il cotone nei pressi dei fori, non posizionatelo mai sopra i fori di afflusso negli atomizzatori BF, altrimenti al rilascio della pressione sulla boccetta, il risucchio farà defluire non solo il liquido in eccesso, ma anche parte di quello che impregna il cotone riducendo di molto l’autonomia di svapo tra una squonkata e l’altra.

Sulla vostra Pico Squeeze potete utilizzare qualsiasi atomizzatore BF esistente sul mercato, platea ormai ampia; per esempio gli amanti del cloud chasing possono facilmente e felicemente utilizzare un Vaporesso Nalu (che viene venduto con il pin forato incluso nella confezione) oppure gli amanti del tiro di guancia hanno a disposizione i vari Origen ( come ad esempio l’Eycotech Origen Little), insomma una volta che si ha la box BF possiamo sbizzarrirci e scegliere il sistema di svapo che più ci aggrada semplicemente scegliendo quale atomizzatore montare.

Non mi sento di consigliare il BF a chi si avvicina al mondo dello svapo, ma chiunque passi da kit entry level a qualcosa di più performante troverà grandi soddisfazioni nei sistemi bottom feeder, soprattutto gli amanti del dripping sapranno aprrezzare e godere appieno di tali sistemi. Anche chi si avvicina al mondo dei rigenerabili troverà nel BF la possibilità di impratichirsi nella facile e semplice realizzazione di coil su un dripping (senza però la scomodità insita nel dripping) e l’autonomia di un tank. Chi invece è già pratico di rigenerazioni si troverà rapito e conquistato dalla bontà di fondo di tali sistemi; il gusto non si altera per il calore come nei tank, non c’è necessità di drippare portandosi dietro boccette varie e smontando mezzo atom o mirando il buco del drip tip, nelle dimensioni di una Pico con montato un dripper avete l’autonomia garantita da una 18650 e dai 6,5 ml della boccetta….insomma, un sistema praticamente perfetto!

APPRENDIMENTO DELLO SVAPO

C’era una volta un kit eGo W…

 

Questo potrebbe essere l’inizio della storia di tutti o quasi gli svapatori di vecchia data, racconto che poi ognuno di noi ha scritto personalizzando ogni capitolo con le proprie scoperte, novità, scelte…passando e provando vari sistemi ma soprattutto acquisendo nuove conoscenze; pur evolvendosi, molti si sono fermati a quelli che oggi vengono considerati i kit entry level, altri sono andati oltre facendone una passione e alcuni di questi ultimi addirittura una professione.

Per prima cosa voglio ricordare che svapare significa smettere di fumare e trovare un’alternativa infinitamente meno dannosa del fumo, anche se può sembrare ovvio ho la sensazione che questo aspetto sia oggi troppo spesso dimenticato, tralasciato o messo in secondo piano soprattutto una volta fatto il passo oltre il kit entry level con la ricerca della prestazione fine a se stessa senza la conoscenza, rischiando così di perdere l’appagamento nello svapo; non si può correre senza prima saper camminare ma occorre percorrere una curva di apprendimento. Tutto ciò che ci fa stare lontani dal tabacco combusto è un’ottima cosa, che sia fare nuvoloni, che sia studiare teorie elettrotecniche che nemmeno un perito ricorda, che sia utilizzare un vecchio rigenerabile da guancia o semplicemente sapere che premendo il pulsante della eGo si aspira nicotina e non viene voglia di sigaretta; l’importante è trovare la propria soddisfazione nello svapo consolidandola nel tempo, il che implica sapere come trarre il meglio dai propri hardware. Fin dall’inizio della nostra avventura dobbiamo imparare e adeguare le nostre abitudini e il nostro approcio a ciò che non è una sigaretta, ma un vaporizzatore personale con una gestione e una gestualità tutta sua; appena fatto questo “cambio mentale” muoviamo i primi passi lungo la curva…

 

Una volta capito che la via del vapore è quella giusta si inizia in genere una ricerca per migliorare l’appagamento; tempo fa di informazioni già “cucinate, cotte e servite” ce n’erano ben poche, di hardware ancora meno… e così si sperimentava, si evolveva, ci si informava e ci si acculturava; queso ha fatto sì che una semplice alternativa al tabacco combusto diventasse passione, tutto ciò che oggi è in commercio non è altro che evoluzione, industrializzazione e perfezionamento di sistemi sperimentali di qualche anno fa. Attualmente in questa vasta disponibilità di prodotti vedo da un lato la certezza di trovare il kit giusto per le nostre esigenze, dall’altro il rischio di saltare i necessari “step” di apprendimento, il salto da un kit entry level (seppur prestazionale) ai sistemi evoluti attuali è troppo ampio in termini di conoscenze necessarie a fare effettivamente rendere al meglio quel sistema; così in molti si avvicinano ai rigenerabili o a sistemi spinti, commettono errori grossolani e non ne traggono appagamento e soddisfazione.

Lo scopo di questo blog è in prima istanza quello di presentare e recensire le varie novità, ma anche quello di raccogliere informazioni utili agli addetti del settore e agli appasionati; in particolar modo in questo articolo vorrei creare una raccolta di tutti i vari articoli tecnici presenti ad oggi nel blog e dare qualche consilglio per poter far rendere al meglio il proprio hardware in base alle esigenze.

Abbiamo provato il nostro kit entry level ma vogliamo passare a qualcosa di più performante, che fare? Innanzitutto capiamo quale kit fa al caso nostro

 

Se invece volessimo cimentarci nella rigenerazione? Le cose si complicano un po’ ma le soddisfazioni crescono di pari passo; il consiglio che vi posso dare è iniziare a rigenerare con fili semplici e dripper semplici, capendo la teoria alle spalle di una rigenerazione fatta come si deve per poi passare a fili più prestazionali se il vostro scopo è quello di fare nuvoloni e salire con le potenze. Ottimi dripper per iniziare a rigenerare sono lo Yuri RDA by Desire, l’Arc Atty, il Vape Breed o il PLMVL. La rigenerazione di questi atomizzatori con un Kanthal 0,30mm o 0,40mm permette di impratichirsi, capire le differenze tra i vari setup e godere delle prestazioni di questi rda da 22mm, che grazie alle loro camere relativamente ridotte restituiscono un’ottima resa aromatica oltre a nuvole di tutto rispetto, inoltre non necessitano di hardware molto potente e ingombrante per essere spinti a dovere; insomma un must per chi si avvicina alla rigenerazione così come per utenti più esperti che desiderano avere degli atomizzatori dalla gestione immediata e semplice.

 

 

La filosofia alle spalle di una rigenerazione è semplice: massimizzare l’esperienza di svapo creando una resistenza ( o delle resistenze) che esaltino le caratteristiche di progettazione di un atomizzatore e che lavorino bene entro un certo range di voltaggio se decidiamo di utilizzare un dispositivo meccanico.

La prima cosa da fare è osservare, guardare le dimensioni della camera di vaporizzazione, valutare le dimensioni e i flussi di aria all’interno dell’atomizzatore, capire come e quanto liquido impregna il cotone; in base a questi parametri, studiando e sperimentando, riusciremo a trarre il meglio dal nostro dripper o tank che sia, scegliendo il filo più appropriato e la configurazione ottimale.

Giusto a titolo di curiosità, la foto qui sotto mostra tre tipi di filo; uno 0,20mm uno 0,50mm e un filo Clapton.

 

Tempo fa lo 0,20 era un filo assolutamente normale e comune per rigenerare, oggi chi si avvicina alla rigenerazione nemmeno lo prende in considerazione; lo 0,20 veniva utilizzato date le dimensioni delle camere di vaporizzazione e le potenze erogabili dai pv, oggi non ha più molto senso.

Come dicevo, valutate sempre l’atomizzatore che abbiamo di fronte; montare per esempio una clapton in un dripper piccolo significa avere vapore bollente e pochissimo aroma, montare una coil realizzata con lo 0,20mm in uno Tsunami significa quasi non fare vapore e smarrire l’aroma nella grossa camera di vaporizzazione e negli abbondanti flussi d’aria. La foto che segue mostra uno Tsunami con una clapton coil e una realizzata con lo 0,20mm, notate la differenza e immaginate le diverse rese in relazione alla camera e ai flussi d’aria.

Allo stesso modo valutare le scelte progettuali permette di sfruttare al meglio il nostro atomizzatore; la rigenerazione deve essere semplice, deve seguire senza forzature le caratteristiche intrinseche.

Nella foto che segue ho realizzato una coil centrale su un Origen Little (montato su una box bottom feeder semi-meccanica)  in modo che il cotone vada a riempire il deck naturalmente e senza forzature, decentrando la resistenza affinchè il flusso d’aria porveniente dal fianco del cap vada dritto sulla resistenza raffreddandola adeguatamente; ovviamente la scelta del filo e della geometria della resistenza sono dettate dalle dimensioni dell’atomizzatore (16mm di diametro) e dal fatto di essere montata su un dispositivo senza la possibilità di regolare il wattaggio/voltaggio. Semplice ma dalla gran resa.

 

 

Tutto il discorso fatto fin qui vale per qualsiasi tipo di atomizzatore, valutate ciò che avete tra le mani, valutate ciò che volete fare e capite come farlo, procedendo lungo quella famosa curva di apprendimento e capendo i perchè; di seguito i link di alcuni articoli con i relativi argomenti utili per farvi delle basi,sperando smuovano in voi la voglia di approfondire.

scegliamo il filo giusto

 

capiamo la differenza tra un meccanico e un elettronico

studiamo la teoria di una rigenerazione

scegliamo il tipo di big battery più adeguato alle nostre esigenze

scegliamo il tipo di batteria adeguata alle nostre esigenze

liquidi pronti o ci lanciamo nel “fai da te”?

e per finire una rapida occhiata a un sistema di svapo che sta tornando alla ribalta, il bottom feeder

Concludendo, il primo e fondamentale requisito per addentrarsi nel mondo dello svapo è la curiosità,anche solo quella di provare qualcosa di diverso ( e infinitamente meglio) dal fumo; il secondo è la voglia di imparare e di non fermarsi mai soprattutto se ci si vuole gustare al meglio lo svapo ed evolversi. Poco importa se poi ci si fermerà alle testine prefatte da 1,8 Ohm o si arriverà al subohm spinto, l’importante è trovare la propria soddisfazione e renderla duratura.

GESTIONE DELLE BOX ELETTRONICHE

Quante volte vi è capitato di avere la cella a mezza carica, premere il pulsante e leggere “weak battery” sullo schermo? Perchè capita?

Tralasciando nozioni eccessivamente tecniche e approssimando i conti per semplicità (mi perdonino i puristi), andiamo a capire perchè le nostre batterie possono comportarsi in questo modo; prendiamo a modello un dripper su cui montiamo due resistenze realizzate con Kanthal A1 da 0,5mm per una resistenza finale complessiva di 0,28Ohm.

Montando l’atomizzatore su un meccanico non abbiamo ovviamente nessun circuito che gestisce la corrente della cella, quindi l’erogazione partirà dai 4,2V (64W) a piena carica decrescendo via via fino ai 3,2V (37W) a batteria scarica. Gli Ampere erogati andranno anch’essi a decrescere dai 15A a piena carica fino a 11,5A a 3,2V (giusto per la cronaca questo set up non renderà molto su un meccanico). Tutto qui? sì, il meccanico si comporta così…non ha filtri, non ha gestione, segue la naturale scarica della batteria, una volta fatti due conti e scelta la cella adeguata dobbiamo solo preoccuparci di non scaricare eccessivamente la batteria.

Ora montiamo il dripper su una box singola batteria, settiamo la potenza a 65W e vediamo un po’ che succede. Per prima cosa dobbiamo idealmente dividere il comparto elettronico in due parti: lato atomizzatore e lato batteria, il separatore è il circuito stesso.

Lato atomizzatore; impostiamo 65W, abbiamo 0,28Ohm di resistenza e questo significa che stiamo chiedendo al nostro circuito di fornire 4,3V all’atomizzatore.

Lato batteria; stiamo chiedendo 65W, la resitenza è ininfluente dato che gli unici valori in gioco sono i Watt impostati e i Volt della batteria, quindi a piena carica il circuito preleva 15,5A ma a 3,2V il circuito per garantire quei 65W preleverà 20,3A ( la formula è I=P/V)

 

Spingiamoci un po’ più in la con i ragionamenti, ogni circuito ha una percentuale di efficienza e poniamo che la percentuale del nostro sia del 90%, ciò significa che noi impostiamo 65W ma in realtà il circuito andrà a chiederne 72W; che tradotto in Ampere prelevati dalla batteria significa 17,1A a 4,2V e 22,5A a 3,2V.

Tutto questo in cosa si traduce nel mondo del “5click e svapo”? In soldoni che se utilizziamo una batteria con 20A di scarica massima per spingere il dripper descritto sopra la scritta “weak battery” apparirà quando sullo schermo l’indicatore di carica è poco sotto alla metà e la batteria a 3,5V.

Altra curiosità: quanto svapiamo con una singola batteria a 0,27Ohm? la nostra batteria ha 3000mAh di capacità, andiamo a chiedere 19A medi quindi 568 secondi continui di autonomia, ovvero considerando una media di 4 secondi a tiro…142 puff.

Tutti questi numeri portano a una sola considerazione: se svapate sotto ai 40W utilizzate una Big Battery a singola batteria, sopra i 60W servono due batterie. In quel limbo tra i 40W e i 60W siate consci che con una singola batteria non avrete molta autonomia e sarete un po’ limitati nei set up del vostro atomizzatore, ma soprattutto scegliete sempre batterie di qualità!

 

COSA DOVER SAPERE SUI MECCANICI

Il decalogo del dispositivo meccanico

1- Sapere ciò che si fa

2- Accertarsi che l’atomizzatore che si intende utilizzare sia adeguato

3- Creare resistenze adeguate all’utilizzo su meccanico

4- Testare l’atomizzatore, una volta rigenerato, su un tab o box circuitata

5- Controllare sempre lo stato di carica della batteria

6- Accertarsi dell’integrità strutturale della batteria e utilizzare solo batterie sicure

7- NON attivare MAI il tasto senza l’atomizzatore montato e a batteria inserita

8- Verificare il corretto funzionamento del tasto

9- Periodicamente procedere a una pulizia del tubo e delle filettature, controllando inoltre l’integrità strutturale degli isolanti, sia del tubo che degli atomizzatori

10- Il primo e unico dispositivo di sicurezza di un meccanico siete VOI

 

 

1. Il meccanico non è solo dripping e wattaggi estremi, lo svapo in meccanico è solo uno dei modi di erogare corrente e creare vapore. Non avendo alcun circuito di protezione, necessita di un processo di apprendimento e un buon bagaglio di nozioni tecniche e fisiche da parte del potenziale utente.

2. Su un dispositivo meccanico si può utilizzare qualsiasi atomizzatore, tank o dripping, con coil prefatte o rigenerabile. Se si utilizza un meccanico con attacco ibrido ( quindi l’atomizzatore è a contatto diretto con la batteria) utilizzare solo atomizzatori con il pin positivo non a molla/mobile e ben sporgente rispetto al filetto esterno negativo.

3. Vi rimando alla guida sui meccanici presente nel blog

https://www.svapoforniture.com/news/ohmmeccanici.html

https://www.svapoforniture.com/news/ilfilogiusto.html

Non c’è bisogno di spingere ai limiti per godersi lo svapo in meccanico,ricordate che più si scende sotto al valore di 1 Ohm più è rischioso. Come concetto generale non scendete sotto a 0,3 Ohm per mantenersi entro margini di relativa sicurezza. Se volete svapare con resistenze ai limiti del corto circuito utilizzate box con circuito.

4. Una svista, un pezzo di filo dimenticato all’interno dell’atomizzatore, un isolante rotto o una vite non fissata bene possono purtroppo capitare, anche ai più esperti. Provare un paio di attivazioni su un tab o una box elettronica, assicurandosi che tutto funzioni a dovere e la resistenza finale sia congrua al valore progettato vi eviterà grossi problemi.

5. Sembra stupido ricordarlo, ma attivare una batteria con carica residua sotto ai 3,2V (sotto carico) può portare a una serie di spiacevoli conseguenze.

6. Utilizzate solo batterie a chimica sicura e prodotte da Sony, LG, Samsung e Panasonic. Tutte le altre lasciatele stare se intendete utilizzarle sui meccanici, utilizzate batterie con una capacità di scarica adeguata all’assorbimento della resistenza.

7. Premendo il tasto senza atomizzatore montato si chiude il circuito. Il problema in monti tubi ibridi è che così facendo si manda il positivo della batteria a contatto col piattello superiore del tubo, ovvero il negativo. Risultato? Un cortocircuito.

8. Il tasto deve avere una corsa libera, non deve mai impuntarsi, essere eccessivamente dura, muoversi nella sede, avere una corsa più lunga o corta del solito. Qualsiasi funzionamento anomalo può nascondere problemi da non sottovalutare.

 

 

9. Il tubo va tenuto pulito, soprattutto le filettature e i componenti del tasto, sia per motivi di conduttività che di sicurezza. Smontare un tubo per pulirlo significa controllarlo visivamente. Gli isolatori sono soggetti anch’essi a usura, controllare che siano integri significa evitare a monte problemi. La stessa cosa vale per le box meccaniche.

10. Ogni volta che prendete in mano un dispositivo meccanico siate consci di questo fatto: l’unico dispositivo di sicurezza siete voi. Ogni volta che riponete il dispositivo accertatevi che la sicura del tasto (se presente) sia inserita, assicuratevi che non possa in alcun modo attivarsi accidentalmente. Evitate di tenere dispositivi meccanici liberi nella borsa, in tasca con altri oggetti e così via.

Controllate e ricontrollate, non date mai nulla per scontato.

FUCHAI 213W PLUS

Prova e recensione Sigelei Fuchai 213W Plus:

 

 

 

 

Ad un osservatore poco attento la nuova Sigelei Fuchai 213W Plus può sembrare identica al vecchio modello, un osservatore attento farà comunque fatica a distinguere le due versioni, almeno fino a che restano spente; appena accese di sicuro si resta incantati dallo schermo a colori della 213W Plus, di cui parleremo in seguito.

Andiamo a scoprire questa nuova Fuchai

La dotazione di serie è essenziale, racchiusa in un packaging piccolo e sobrio; la box, una custodia in silicone, il cavo usb e il manuale.

La Fuchai stessa è una box estremamente sobria, la gamma è disponibile in 5 colori e il tutto è giocato sull’accostamento cromatico tra la scocca del circuito (color canna di fucile) e il corpo di alluminio nei vari colori.

Le batterie si inseriscono sul fondo tramite uno sportello a ribalta, l’attacco per l’atomizzatore è di acciaio, presenta il pin a molla e un piattello anch’esso di acciaio da 22mm.

Inserendo le batterie la Sigelei Fuchai 213W Plus è già accesa e pronta per l’utilizzo, premendo in rapida sequenza il tasto fire si blocca e sblocca la box, che si spegnerà automaticamente quando non è utilizzata; dallo stato di quiescenza si passa a svapare con una sola pressione del tasto con un leggero ritardo dovuto alla riattivazione del circuito, ritardo notabile solo se (come nel caso delle prove) si presta attenzione alla cosa. A circuito attivo invece l’erogazione di potenza è istantanea.

Lo schermo di questa box è un gioiello, completo, accattivante e di facile lettura, soprattutto grazie all’utilizzo dei vari colori.

A sinistra sono riportate la potenza o la temperatura impostate e la modalità di svapo: verde fino a 60W (180°), giallo fino a 120W (230°), arancio fino a 180W (260°) e rosso oltre i 180W fino al raggiungimento della potenza massima erogabile di 223W.

I valori di resistenza, Voltaggio risultante dai Watt impostati e Voltaggio di ogni batteria sono raggruppati a destra e di colore bianco; sono inoltre presenti il numero totale di puff e il tempo dell’ultimo tiro.

 

 

Passiamo alla prova.

La box è piccola considerando che accoglie due 18650, la lettura dei valori di resistenza è accurata, l’interfaccia per la gestione delle varie funzioni estremamente semplice; con 3 click si accede al menù, si naviga tramite i tasti più e meno scegliendo tra Power (Watt), Controllo Temperatura nei canonici 3 fili, TCR (inserendo il coefficiente del materiale) o TFR (inserendo la resistività del materiale a 100° 150° 200° 250° 300°).

L’ergonomia è ottima, il peso nel complesso contenuto sempre considerando che è una dual battery, la posizione dei tasti di regolazione e dello schermo rendono pressochè impossibili attivazioni indesiderate e facile la lettura dei dati, il tasto fire è anch’esso posizionato intelligentemente , unico neo la dimensione dello stesso che risulta leggermente sottodimensionata.

La spinta del circuito è notevole, precisa, agendo sul preriscaldamento della coil si varia moltissimo la sensazione dello svapo passando da un’erogazione aggressiva a uno svapo molto soft. Per impostare questa funzione basta tenere premuti i tasti fire e +, si entra così nel menù impostando prima i watt e successivamente (premendo di nuovo il tasto fire) i secondi di preriscaldamento.

La Fuchai 213W Plus è la diretta concorrente della Smok Alien 220W considerando la fascia di prezzo e le dimensioni, seppur a mio avviso distinate a un pubblico diverso; per quanto le due box si equiparino per ingombri, peso e Watt erogabili, la Fuchai supera di gran lunga la Smok in termini di precisione e di erogazione, di gestione delle varie modalità di svapo, di materiali e di finiture. La Alien si rivolge sicuramente a un pubblico giovane che cerca uno svapo più “cattivo”, la Sigelei a svapatori più ricercati che vogliono un prodotto ben fatto, ben rifinito e con un circuito ottimo, concreto, intuitivo, facilmente settabile e gestibile; anche se non è complessivamente ai livelli prestazionali del DNA 250 ci si avvicina molto, distaccandosi sensibilmente dalla maggior parte delle Big Battery commerciali presenti sul mercato.

JOYTECH IJUST ONE

Prova e recensione Eleaf iJust ONE:

Il settore delle All In One è sempre vivace, d’altronde chi si avvicina allo Svapo oggi vuole prodotti accattivanti, piccoli, gestibili e performanti; il successo della Joyetech eGo AIO risiede proprio nell’essere stata in grado di rispondere a queste necessità, soprattutto in termini di performance e portabilità.

Da oggi, grazie ad Eleaf, Joyetech avrà una concorrente sotto certi aspetti addirittura migliore, andiamo a scoprire questa iJust ONE.

22mm di diametro, 103mm di altezza compreso drip tip, 1100mAh di batteria integrata, carica dall’alto, serbatoio in vetro smontabile e sostituibile, compatibilità con coil GS Air e Melo/iJust; questi sono i dati e fondamentalmente tutto ciò che c’è da sapere sulla piccola (anzi, piccolissima) di casa Eleaf.

 

 

Nella confezione viene fornita la iJust ONE, un set di oring di scorta, un vetro per il serbatoio di scorta, il cavo usb per la ricarica, una coil da 0,3 Ohm e una coil 0,75 Ohm con relativo adattatore; vi parlo brevemente delle due coil prima di passare alla recensione vera e propria.

Il prodotto è studiato per essere utilizzato indifferentemente con le due testine più apprezzate di Eleaf, le quote di base sono adatte per montare la coil da 0,3 Ohm per iJust e Melo, viene però fornito un adattatore al cui interno si può alloggiare la coil GS Air da 0,75 Ohm.

La iJust ONE mi ha piacevolmente colpito da subito, prima ancora di testare un prodotto lo smonto nelle sue parti principali per capire la bontà del progetto; la piccola Eleaf è piacevole grazie alla sua verniciatura metallizzata, il design complessivo è minimale, funzionale e rivolto a un pubblico che vuole un prodotto facile da gestire quotidianamente, da portare sempre con sè e che si adatti il più posibile alle necessità.

Alla prova di svapo la iJust ONE si comporta davvero bene, d’altronde sia la coil da 0,75 Ohm che quella da 0,3 Ohm sono amate e apprezzate da moltissimi svapatori proprio per la loro ottima resa complessiva. L’autonomia della batteria è adeguata per il tipo di dispositivo soprattutto se si monta la testina da 0,75 Ohm; utilizzando invece la 0,3 Ohm si evincono tutti i limiti dei 1100mAh e dei 2ml di serbatoio, resta invece piacevolmente briosa la spinta per una batteria così piccola lungo tutto l’arco di scarica.

 

 

Insomma, dispositivo promosso sotto tutti i punti di vista, avrei preferito qualche mAh in più e la possibilità di regolare l’aria; sebbene l’adattatore presenti un foro di ingresso aria ridotto, non si arriva mai a un vero tiro contrastato ma a un tiro di guancia arioso. Consigliata a tutti, soprattutto a chi si avvicina allo Svapo e a chiunque sia in cerca di una piccola All In One da usare come dispositivo di backup o da passeggio.

 

LE SIGARETTE NON SCOPPIANO DA SOLE…

IL DECALOGO DEL DISPOSITIVO MECCANICO

Alla luce delle notizie apparse ultimamente sui social e sui portali nazionale, con la preziosa collaborazione di Svapo Forniture, pubblichiamo Il decalogo all’utilizzo del dispositivo meccanico, comunemente conosciuto come “tubo senza circuito” che comunque differisce dalle sigarette elettroniche più comunemente acquistate e utilizzate sul mercato.

TENIAMO A PRECISARE che la possibilità che una sigaretta elettronica possa esplodere/sfiammare o creare un danno e’ esattamente la stessa data dall’utilizzo quotidiano dei dispositivi a batterie a litio, come cellulari, rasoi elettrici ecc, In pratica, se utilizzati in maniera corretta, il rischio e’ pressoche’ nullo.

 

Entrando quindi nello specifico;

1. Il meccanico non è solo dripping e wattaggi estremi per nuvoloni enormi. Lo svapo in meccanico è solo uno dei modi di erogare corrente e creare vapore. Non avendo alcun circuito di protezione, necessita di un processo di apprendimento e un buon bagaglio di nozioni tecniche e fisiche da parte del potenziale utente. Spesso, trovano difficoltà nell’utilizzo anche individui con parecchi anni di esperienza alle spalle.

2. Su un dispositivo meccanico si può utilizzare qualsiasi atomizzatore, tank o dripping, con coil prefatte o rigenerabile. Se si utilizza un meccanico con attacco ibrido ( quindi l’atomizzatore è a contatto diretto con la batteria) utilizzare solo atomizzatori con il pin positivo non a molla/mobile e ben sporgente rispetto al filetto esterno negativo.

3. Non c’è bisogno di spingere ai limiti per godersi lo svapo in meccanico, ricordate che più si scende sotto al valore di 1 Ohm più è rischioso. Come concetto generale, non scendete sotto a 0,3 Ohm per mantenersi entro margini di relativa sicurezza. Se volete svapare con resistenze ai limiti del corto circuito utilizzate box con circuito.

4. Una svista, un pezzo di filo dimenticato all’interno dell’atomizzatore, un isolante rotto o una vite non  fissata bene possono purtroppo capitare, anche ai più esperti. Provare un paio di attivazioni su un tab o una box elettronica, assicurandosi che tutto funzioni a dovere e la resistenza finale sia congrua al valore progettato vi eviterà grossi problemi.

5. Sembra stupido ricordarlo, ma attivare una batteria con carica residua sotto ai 3,2V (sotto carico) può portare a una serie di spiacevoli conseguenze.

6. Utilizzate solo batterie a chimica sicura e prodotte da Sony, LG, Samsung e Panasonic. Tutte le altre lasciatele stare se intendete utilizzarle sui meccanici, utilizzate batterie con una capacità di scarica adeguata all’assorbimento della resistenza.

7. Premendo il tasto senza atomizzatore montato si chiude il circuito. Il problema in molti tubi ibridi è che così facendo si manda il positivo della batteria a contatto col piattello superiore del tubo, ovvero il negativo. Risultato? Un cortocircuito.

8. Il tasto deve avere una corsa libera, non deve mai impuntarsi, essere eccessivamente dura, muoversi nella sede, avere una corsa più lunga o corta del solito. Qualsiasi funzionamento anomalo può nascondere problemi da non sottovalutare.

9. Il tubo va tenuto pulito, soprattutto le filettature e i componenti del tasto, sia per motivi di conduttività che di sicurezza. Smontare un tubo per pulirlo significa controllarlo visivamente. Gli isolatori sono soggetti anch’essi a usura, controllare che siano integri significa evitare a monte problemi. La stessa cosa vale per le box meccaniche.

10. Ogni volta che prendete in mano un dispositivo meccanico siate consci di questo fatto: l’unico dispositivo di sicurezza siete voi. Ogni volta che riponete il dispositivo accertatevi che la sicura del tasto (se presente) sia inserita, assicuratevi che non possa in alcun modo attivarsi accidentalmente. Evitate di tenere dispositivi meccanici liberi nella borsa, in tasca con altri oggetti e così via.

Ricordate di controllate e ricontrollate, non date mai nulla per scontato.