APPRENDIMENTO DELLO SVAPO

C’era una volta un kit eGo W…

 

Questo potrebbe essere l’inizio della storia di tutti o quasi gli svapatori di vecchia data, racconto che poi ognuno di noi ha scritto personalizzando ogni capitolo con le proprie scoperte, novità, scelte…passando e provando vari sistemi ma soprattutto acquisendo nuove conoscenze; pur evolvendosi, molti si sono fermati a quelli che oggi vengono considerati i kit entry level, altri sono andati oltre facendone una passione e alcuni di questi ultimi addirittura una professione.

Per prima cosa voglio ricordare che svapare significa smettere di fumare e trovare un’alternativa infinitamente meno dannosa del fumo, anche se può sembrare ovvio ho la sensazione che questo aspetto sia oggi troppo spesso dimenticato, tralasciato o messo in secondo piano soprattutto una volta fatto il passo oltre il kit entry level con la ricerca della prestazione fine a se stessa senza la conoscenza, rischiando così di perdere l’appagamento nello svapo; non si può correre senza prima saper camminare ma occorre percorrere una curva di apprendimento. Tutto ciò che ci fa stare lontani dal tabacco combusto è un’ottima cosa, che sia fare nuvoloni, che sia studiare teorie elettrotecniche che nemmeno un perito ricorda, che sia utilizzare un vecchio rigenerabile da guancia o semplicemente sapere che premendo il pulsante della eGo si aspira nicotina e non viene voglia di sigaretta; l’importante è trovare la propria soddisfazione nello svapo consolidandola nel tempo, il che implica sapere come trarre il meglio dai propri hardware. Fin dall’inizio della nostra avventura dobbiamo imparare e adeguare le nostre abitudini e il nostro approcio a ciò che non è una sigaretta, ma un vaporizzatore personale con una gestione e una gestualità tutta sua; appena fatto questo “cambio mentale” muoviamo i primi passi lungo la curva…

 

Una volta capito che la via del vapore è quella giusta si inizia in genere una ricerca per migliorare l’appagamento; tempo fa di informazioni già “cucinate, cotte e servite” ce n’erano ben poche, di hardware ancora meno… e così si sperimentava, si evolveva, ci si informava e ci si acculturava; queso ha fatto sì che una semplice alternativa al tabacco combusto diventasse passione, tutto ciò che oggi è in commercio non è altro che evoluzione, industrializzazione e perfezionamento di sistemi sperimentali di qualche anno fa. Attualmente in questa vasta disponibilità di prodotti vedo da un lato la certezza di trovare il kit giusto per le nostre esigenze, dall’altro il rischio di saltare i necessari “step” di apprendimento, il salto da un kit entry level (seppur prestazionale) ai sistemi evoluti attuali è troppo ampio in termini di conoscenze necessarie a fare effettivamente rendere al meglio quel sistema; così in molti si avvicinano ai rigenerabili o a sistemi spinti, commettono errori grossolani e non ne traggono appagamento e soddisfazione.

Lo scopo di questo blog è in prima istanza quello di presentare e recensire le varie novità, ma anche quello di raccogliere informazioni utili agli addetti del settore e agli appasionati; in particolar modo in questo articolo vorrei creare una raccolta di tutti i vari articoli tecnici presenti ad oggi nel blog e dare qualche consilglio per poter far rendere al meglio il proprio hardware in base alle esigenze.

Abbiamo provato il nostro kit entry level ma vogliamo passare a qualcosa di più performante, che fare? Innanzitutto capiamo quale kit fa al caso nostro

 

Se invece volessimo cimentarci nella rigenerazione? Le cose si complicano un po’ ma le soddisfazioni crescono di pari passo; il consiglio che vi posso dare è iniziare a rigenerare con fili semplici e dripper semplici, capendo la teoria alle spalle di una rigenerazione fatta come si deve per poi passare a fili più prestazionali se il vostro scopo è quello di fare nuvoloni e salire con le potenze. Ottimi dripper per iniziare a rigenerare sono lo Yuri RDA by Desire, l’Arc Atty, il Vape Breed o il PLMVL. La rigenerazione di questi atomizzatori con un Kanthal 0,30mm o 0,40mm permette di impratichirsi, capire le differenze tra i vari setup e godere delle prestazioni di questi rda da 22mm, che grazie alle loro camere relativamente ridotte restituiscono un’ottima resa aromatica oltre a nuvole di tutto rispetto, inoltre non necessitano di hardware molto potente e ingombrante per essere spinti a dovere; insomma un must per chi si avvicina alla rigenerazione così come per utenti più esperti che desiderano avere degli atomizzatori dalla gestione immediata e semplice.

 

 

La filosofia alle spalle di una rigenerazione è semplice: massimizzare l’esperienza di svapo creando una resistenza ( o delle resistenze) che esaltino le caratteristiche di progettazione di un atomizzatore e che lavorino bene entro un certo range di voltaggio se decidiamo di utilizzare un dispositivo meccanico.

La prima cosa da fare è osservare, guardare le dimensioni della camera di vaporizzazione, valutare le dimensioni e i flussi di aria all’interno dell’atomizzatore, capire come e quanto liquido impregna il cotone; in base a questi parametri, studiando e sperimentando, riusciremo a trarre il meglio dal nostro dripper o tank che sia, scegliendo il filo più appropriato e la configurazione ottimale.

Giusto a titolo di curiosità, la foto qui sotto mostra tre tipi di filo; uno 0,20mm uno 0,50mm e un filo Clapton.

 

Tempo fa lo 0,20 era un filo assolutamente normale e comune per rigenerare, oggi chi si avvicina alla rigenerazione nemmeno lo prende in considerazione; lo 0,20 veniva utilizzato date le dimensioni delle camere di vaporizzazione e le potenze erogabili dai pv, oggi non ha più molto senso.

Come dicevo, valutate sempre l’atomizzatore che abbiamo di fronte; montare per esempio una clapton in un dripper piccolo significa avere vapore bollente e pochissimo aroma, montare una coil realizzata con lo 0,20mm in uno Tsunami significa quasi non fare vapore e smarrire l’aroma nella grossa camera di vaporizzazione e negli abbondanti flussi d’aria. La foto che segue mostra uno Tsunami con una clapton coil e una realizzata con lo 0,20mm, notate la differenza e immaginate le diverse rese in relazione alla camera e ai flussi d’aria.

Allo stesso modo valutare le scelte progettuali permette di sfruttare al meglio il nostro atomizzatore; la rigenerazione deve essere semplice, deve seguire senza forzature le caratteristiche intrinseche.

Nella foto che segue ho realizzato una coil centrale su un Origen Little (montato su una box bottom feeder semi-meccanica)  in modo che il cotone vada a riempire il deck naturalmente e senza forzature, decentrando la resistenza affinchè il flusso d’aria porveniente dal fianco del cap vada dritto sulla resistenza raffreddandola adeguatamente; ovviamente la scelta del filo e della geometria della resistenza sono dettate dalle dimensioni dell’atomizzatore (16mm di diametro) e dal fatto di essere montata su un dispositivo senza la possibilità di regolare il wattaggio/voltaggio. Semplice ma dalla gran resa.

 

 

Tutto il discorso fatto fin qui vale per qualsiasi tipo di atomizzatore, valutate ciò che avete tra le mani, valutate ciò che volete fare e capite come farlo, procedendo lungo quella famosa curva di apprendimento e capendo i perchè; di seguito i link di alcuni articoli con i relativi argomenti utili per farvi delle basi,sperando smuovano in voi la voglia di approfondire.

scegliamo il filo giusto

 

capiamo la differenza tra un meccanico e un elettronico

studiamo la teoria di una rigenerazione

scegliamo il tipo di big battery più adeguato alle nostre esigenze

scegliamo il tipo di batteria adeguata alle nostre esigenze

liquidi pronti o ci lanciamo nel “fai da te”?

e per finire una rapida occhiata a un sistema di svapo che sta tornando alla ribalta, il bottom feeder

Concludendo, il primo e fondamentale requisito per addentrarsi nel mondo dello svapo è la curiosità,anche solo quella di provare qualcosa di diverso ( e infinitamente meglio) dal fumo; il secondo è la voglia di imparare e di non fermarsi mai soprattutto se ci si vuole gustare al meglio lo svapo ed evolversi. Poco importa se poi ci si fermerà alle testine prefatte da 1,8 Ohm o si arriverà al subohm spinto, l’importante è trovare la propria soddisfazione e renderla duratura.