GUIDA AL BOTTOM FEEDER

Guida al Bottom Feeder:

 

Fino a non molto tempo fa i prodotti per lo svapo non entry level si dividevano in tank e dripper a cui si aggiungeva una ristrettissima nicchia di prodotti bottom feeder; in genere box realizzate da amatori/modder in piccole quantità e il più delle volte i vari lotti erano composti da pezzi unici nell’aspetto e differenti uno dall’altro, dei veri capolavori artistici.

Come potete immaginare i costi per accaparrarsi uno di questi oggetti erano (per quanto assolutamenti giustificati) decisamente alti, a cui andava aggiunto un ulteriore esborso per abbianarci un atomizzatore bottom feeder, a loro volta prodotti in piccole quantità e in maniera artigianale; le box erano per lo più meccaniche, quindi senza sistemi di protezione per l’utente…insomma il tutto ha fatto sì che il bottom feeder non diventasse mai un sistema di svapo diffuso.

Poi Kangertech lanciò sul mercato la Dripbox, fondamentalmente adattando la scocca di una Kbox a un sistema di alimentazione bottom feeder, riducendo al minimo le funzioni di controllo del circuito in modo da limare i costi; i vari produttori si accorsero così della bontà e delle potenzialità del sistema e iniziarono a studiare e produrre a loro volta le proprie personali versioni circuitate o meno e….voilà! Bottom Feeder per tutti.

Ma andiamo con ordine, il bottom feeder (che d’ora in poi scriverò BF) nasce per evitare all’utente il noioso e scomodo compito di dover sgocciolare liquido nel dripping ogni 4 o 5 tiri e per ovviare alla tendenza dei tank a cuocere il liquido; la camera di vaporizzazione di un tank è immersa nel serbatoio e a contatto col liquido, ogni volta che andiamo a svapare il calore della camera si scarica sul liquido, anche dopo che abbiamo smesso di svapare l’atom caldo continuerà a scaldare il liquido contenuto al suo interno andando alla lunga a deteriorare l’aroma. Manie da puristi sfaticati e sommelier di e-liquid? Può darsi, ma se si può evitare tutto questo perchè non farlo?

Il principio di funzionamento del BF è molto semplice, premendo una boccetta morbida (in genere con capienza da 3ml fino 10ml) si fa risalire il liquido che tramite fori studiati ad hoc imbeve il cotone all’interno della resistenza; rilasciando la pressione sulla boccetta il liquido in eccesso viene risucchiato dall’atom lasciando al suo interno solo il necessario per i canonici 5 o 6 tiri del dripping, questa pressione viene chiamata “squonk” . Le box BF possono essere meccaniche, circuitate o meccaniche circuitate, come la Pico Squeeze che vi andrò a presentare prendendola come esempio per questa guida al bottom feeder. Ciò che segue vale per qualsiasi box e atomizzatore BF, ovviamente ogni sistema avrà le sue peculiarità e particolarità ma il metodo di funzionamento e le accortezze generiche da usare sono universali per questi sistemi.

La Pico Squeeze è un adattamento della conosciutissima Pico 75W, in Eleaf hanno seguito le stesse linee guida seguite da Kangertech con la Dripbox; quindi lasciare solo il circuito passivo ( 5 click di accensione e spegnimento, protezione contro basso voltaggio, corto circuito e inversione di polarità), alloggiare un attacco 510 forato posizionando sotto di esso il sistema di pescaggio con la boccetta da squonkare e fornire un atomizzatore adatto al BF, il Coral.

Partiamo dalla Squeeze, la batteria viene inserita nel consueto modo attraverso il tappo sulla sommità; rimuovendo invece lo sportello calamitato sul fondo si accede al vano boccetta, estraibile semplicmente spingendola verso il basso dal foro di squonk; la boccetta ha una capienza di 6,5ml e viene attaccata al sistema di pescaggio tramite un tappo in silicone solidale al tubo di acciaio forato che risale verso l’attacco 510.

Premendo la boccetta il liquido risale, passa attraverso l’attacco forato e fin dentro alla camera dell’atomizzatore imbevendo il cotone; l’unica accortezza o difficoltà del BF risiede nel dosare la pressione di squonkata, leggera a boccetta piena e via via più marcata allo svuotarsi della stessa. Un’errata pressione porterà meno liquido al cotone mandandolo facilmente in secca, oppure ne porterà troppo allagando l’atomizzatore; niente preoccupazioni comunque, mezz’ora di utilizzo e capirete facilmente come dosare la pressione, un po’ come chi drippa “a occhio” senza togliere il cap dell’atomizzatore per controllare la quantità di liquido immessa.

Passiamo all’atomizzatore; il Coral è un dual coil con tagli aria parzializzabili che convogliano l’aria sul fianco delle resistenze, semplicissimo nella sostanza e nell’utilizzo. I fori che si vedono sul deck sono quelli tramite i quali il liquido risale durante la squonkata, il cotone andrà quindi posizionato nei pressi degli stessi.

 

Poco fa ho scritto di posizionare il cotone nei pressi dei fori, non posizionatelo mai sopra i fori di afflusso negli atomizzatori BF, altrimenti al rilascio della pressione sulla boccetta, il risucchio farà defluire non solo il liquido in eccesso, ma anche parte di quello che impregna il cotone riducendo di molto l’autonomia di svapo tra una squonkata e l’altra.

Sulla vostra Pico Squeeze potete utilizzare qualsiasi atomizzatore BF esistente sul mercato, platea ormai ampia; per esempio gli amanti del cloud chasing possono facilmente e felicemente utilizzare un Vaporesso Nalu (che viene venduto con il pin forato incluso nella confezione) oppure gli amanti del tiro di guancia hanno a disposizione i vari Origen ( come ad esempio l’Eycotech Origen Little), insomma una volta che si ha la box BF possiamo sbizzarrirci e scegliere il sistema di svapo che più ci aggrada semplicemente scegliendo quale atomizzatore montare.

Non mi sento di consigliare il BF a chi si avvicina al mondo dello svapo, ma chiunque passi da kit entry level a qualcosa di più performante troverà grandi soddisfazioni nei sistemi bottom feeder, soprattutto gli amanti del dripping sapranno aprrezzare e godere appieno di tali sistemi. Anche chi si avvicina al mondo dei rigenerabili troverà nel BF la possibilità di impratichirsi nella facile e semplice realizzazione di coil su un dripping (senza però la scomodità insita nel dripping) e l’autonomia di un tank. Chi invece è già pratico di rigenerazioni si troverà rapito e conquistato dalla bontà di fondo di tali sistemi; il gusto non si altera per il calore come nei tank, non c’è necessità di drippare portandosi dietro boccette varie e smontando mezzo atom o mirando il buco del drip tip, nelle dimensioni di una Pico con montato un dripper avete l’autonomia garantita da una 18650 e dai 6,5 ml della boccetta….insomma, un sistema praticamente perfetto!